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Ariadni

Cos'è questo bloggaggio?
Trashume e varie amenità di una nevrotica (non grave?) in analisi. Prima eravamo due.

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venerdì, 21 luglio 2006

La ballade des pendus

Questo è il periodo (più che mai per me) di Faber.
Anche ieri sera, al concerto di Youssou 'Ndour, fra Aisha e Seven Seconds non riuscivo a togliermi dalla testa le note de La ballata degli impiccati.
Due sere fa  "Truman Capote - A sangue freddo". C'è la scena dell'impiccagione di un assassino.
Non so perchè, ma questa canzone mi segue da un pò.
E tutto è ancora più misterioso, perchè "Tutti morimmo a stento" ce l'ho da anni. Ma prima non l'avevo davvero ascoltato col cuore.
La morte, descritta con parole aspre e asciutte, comminata per "il male fatto in un'ora".
Chiedono pietà, questi cristi appesi a una corda, e ci lasciano con un'ultima invettiva: voi che riderete sulle nostre ossa, voi no, non avrete la pietà che noi chiediamo, voi che "riprendeste tranquilli il cammino", voi siate maledetti, come lo siamo stati noi.
Ed è solo questione di tempo: "Ciò che allora chiamammo dolore è soltanto un discorso sospeso".

Di Villon non è rimasto nulla.

scritto da Ariadni
15:58 / p-link / poesia, anarchia, nuvole di pensiero, artista, de andrè / commenti (5)

lunedì, 10 luglio 2006

Vorza Idalia

Partecipare alle orge notturne per la vittoria ai Mondiali? Sì, certo. Non mi sottraggo mai a questi eventi, non foss'altro per un interesse quasi da entomologa. Fa brutto l'entomologia? Rettifico: per un interesse sociologico verso le abitudini dell'italiano medio, come si sbraccia, come urla, cosa canta, cosa beve e via così.
Principali risultati dell'osservazione:
1) gli stranieri tifavano più degli italiani. Ho visto tantissime famigliole - marocchine, irachene, pakistane, cinesi, filippine e chi più ne ha più ne metta - tifare come e più degli italiani. Mi hanno lasciato un senso di allegria misto a tristezza (ossimoro, come sempre). Li trattiamo come cittadini di ultima serie, se gli va bene riusciamo a non vederli ma loro ci ripagano con una voglia viscerale di sentirsi italiani. L'Italia, in fondo, è il paese che li ha accolti, nel bene e nel male. Ma ieri avevano voglia di sentirsi italiani davvero, per una sera.

2) L'altro risultato lo sto ancora elaborando.

scritto da Ariadni
14:46 / p-link / trashate, nuvole di pensiero / commenti (3)

lunedì, 10 luglio 2006

A noi ci piace Grosso

Fabio GrossoIn ogni senso.
E non ci venite a dire, signorine perbene, che le dimensioni non contano.
Contano eccome.
E anche i giochi di parole (almeno il saperli fare). Tipo: Grosso ce l'avrà Grosso?
Secondo me no. Gli sportivi secondo me non hanno un gran che da dire in fatto di dimensioni e/o prestazioni.
Non me ne vogliano, veh: sono disposta a cambiare idea alla prima occasione.
Certo, Grosso è stato l'ultimo a tirare e non ha mancato di fare centro.
Che poi è l'unica cosa che conta.

scritto da Ariadni
14:36 / p-link / trashate, nuvole di pensiero / commenti (3)

giovedì, 06 luglio 2006

Statidansia

La luce entra attraverso la tapparella.
La schiena a pezzi, un dolore sordo che non mi abbandona mai, sempre lì fisso che ormai non ci faccio più caso. Che ore saranno?
Provo a tirarmi su, da questi cuscini lisi e senza forma, che non sono più cuscini.
Devo decidermi a cambiare il divano.
Ecco il pensiero fisso dell'ultima settimana. "Fare qualcosa di nuovo".
Ecco il mantra. E cosa mi viene in mente per prima cosa? Il divano.
Da rifletterci sopra, già.
Il secondo pensiero: i capelli.
No, dài, troppo banale, cambiare la pettinatura. Vuoi mettere un divano nuovo contro una parrucca scarmigliata? Non c'è paragone.
Maledetta schiena. E maledetto divano. Anche i sogni sono contro.
Come riuscire a non sognare?
Un giovane morto in una bara, indossa un auricolare, la madre lo piange, è ben vestito.
Ingiustizia, rabbia, destino che insulta.
Basta.
La schiena lentamente si stira, la luce entra nelle pupille, è giorno, si ricomincia ma la realtà è più dura dell'incubo.
Il regista da qualche tempo gira sempre lo stesso ciak.
Regista abbi pietà.
Non capisci che non stai cercando la perfezione della tua scena? Quante volte ancora pronuncerai quel "ciak! si gira!", richiamando comparse, attori, la troupe al gran completo? Non ti accorgi che niente è diverso? Inutile sussurrare parole alle orecchie, inutile gesticolare, tutto inutile.
La scena è sempre la stessa, regista.
E' fissata sulla pellicola e non ti accorgi che puoi solo vederla e rivederla, cento, mille volte, sempre uguale, sempre uguale.
Abbi pietà per te.
Vorresti cambiare la battuta, spostare le luci che sparano, o un punto di ripresa.
Pietà anche per me.
Lasciami, regista. Esci dalla mia testa che pulsa, liberami.

scritto da Ariadni
15:16 / p-link / nuvole di pensiero / commenti (1)

mercoledì, 05 luglio 2006

Dizionarioskji

Sabaka --> Cane
Utchonek --> Zio Paperino
Prevet --> Bene [ERRATA CORRIGE: Non "Bene" ma "Ciao"]
Quot --> Gatto
Muscha --> Topo
Usce --> Orecchie
Krassivaja --> Bella
Strashna --> Paura

Abbiamo appena trasmesso "Il vocabolario essenziale per conversare amabilmente con un infante russo di 5 anni".

scritto da Ariadni
16:03 / p-link / amicizia, nuvole di pensiero / commenti (4)

mercoledì, 05 luglio 2006

NCUCDC

Ossia "Non capisco un ca**o di calcio".
Ma dico la mia lo stesso. Tanto non fo male a nessuno.
Un attimo, però. Ho letto d'un fiato tutti i racconti sul futbòl di Osvaldo Soriano. Non so se questo può valermi qualche credito. Il calcio lo vedo un pò con quello spirito.
Chi ha letto Soriano mi capisce, chi non l'ha ancora fatto provveda subito.
Dicevo. La mia opinione sulla partita di ieri.
Bella, divertente. Corretta, tutto sommato.
Non molto, come opinione eh?
Il momento migliore è stato quello in cui Grosso ha segnato. Sono uscita in terrazza per spiare le reazioni dei vicini di casa.
Eccole, in ordine sparso.
Il cane del dirimpettaio al primo piano abbaiava come un ossesso.
L'uomo solitario del secondo piano urlava solitario davanti al televisore.
Alcuni ragazzi giacevano sdraiati sui binari del tram, in attesa che passasse.
Il solito pakistano seduto sul muretto della chiesa fumava la sua Marlboro. Per niente scomposto.
Viva l'Italia.

scritto da Ariadni
12:51 / p-link / nuvole di pensiero / commenti

lunedì, 03 luglio 2006

Italia Russia, 0-0

Non mi piacciono i sentimentalismi, odio gli sdilinquimenti, soprattutto quando scrivo.
Stavolta faccio uno strappo, però.
Ieri pomeriggio, una domenica afosa, una Milano immobile sotto il sole e lo smog, arrivano i miei genitori da Salerno. Con loro ci sono Natacha e la piccola Allegra (Gunja); si fermano qualche giorno a casa mia.
Allegra l'ho vista per la prima volta nel giugno del 2003, a San Pietroburgo.
Ma questa è un'altra storia.
Aveva solo tre anni, allora, occhi intelligenti e vivaci, movenze da signorina e tanta furbizia.
L'ho rivista ieri, di anni ne ha sei e gli occhi sono sempre quelli.
Dopo un viaggio di ore non mostrava il minimo segno di stanchezza. Che invidia: aveva voglia di zompettare e correre e ridere, nonostante il caldo e la fatica.
Decido allora di portarla fuori e di fare una passeggiata con lei. Avevo intenzione di non allontanarmi troppo, pensando già alla fatica di gestire una bambina dalla vitalità così prorompente. Mi immaginavo già in giro per il parco, nel mio vestitino corto, col mio cappello alla Holly Golightly, a correre dietro alla furia sovietica (pardon, ex-sovietica).
Usciamo di casa, dopo le solite raccomandazioni di rito (ho trentadue anni e mi ricordano di tenere stretta per mano la bambina, sic!).
La sua manina cerca la mia, e così voliamo giù per le scale.
Allegra si ferma al semaforo rosso e mi fa cenno di ripartire con un grande passo quando scatta il verde. Mi sorride e ammicca con i suoi occhi scintillanti.
Tento goffamente di parlare con lei: Allegra capisce (poco) l'italiano e mi risponde puntualmente in russo, cosa che complica alquanto la comunicazione.
Scopriamo che coi gesti ci si intende meglio: decido di portarla a fare un giro in tram. Gesticolo e mi agito finchè lei comprende. E' tutta sorrisi e occhiate, è felice. Cantiamo, facciamo un gran baccano e sul tram si voltano tutti a sorriderci e a salutarci.
Per un attimo sono stata felice: per tutti sono la mamma di Allegra. Una mamma con la sua bambina, felici su un tram.
Passiamo da piazza Duomo, Allegra raccoglie una pietra, se ne impossessa, vuole vedere da vicino la Galleria Vittorio, "quanti magasìn ci sono" - mi dice, c'è anche la "musìk" e un pianoforte. Il suo sguardo va spesso al cielo, me lo indica e io non capisco. Il mio, di sguardo, si ferma molto prima, agli attici dei palazzi ottocenteschi o al massimo alla guglia della Madunina.
Alla fine ci sono, vedo il cielo e anche la mezzaluna che lei puntava col dito.
Voleva dirmi che la luna si vede anche se c'è ancora il sole.
Il cappellino le vola via dalla testa: è così bella quando lo insegue e lo strappa alle folate di vento.
Beviamo l'acqua da una fontana: lo zampillo dei "draghi verdi" di Milano la ipnotizza.
Mi regala una foglia e vuole che la metta sul mio cappello.
Poi mi dice "Krassivaja, A."
Sì, bella.

scritto da Ariadni
17:23 / p-link / / commenti (1)

lunedì, 03 luglio 2006

Auto e prelati

Lo so. E' una tragedia. Sei lì che preghi, seguendo la statua del tuo santo preferito, chiedendo la grazia che ti serve tanto. Forse stai esprimendo i tuoi tre desideri.
E all'improvviso ti sbuca fuori un'auto impazzita, alla guida uno che ha scambiato il pedale dell'acceleratore con quello del freno (probabilmente incrociando i piedi).
E' un prete.
Sempre detto, io, che i preti non sanno guidare.
Le vie del signore sono infinite.

scritto da Ariadni
15:46 / p-link / / commenti

lunedì, 03 luglio 2006

Ritorni

Succede che, talvolta, si ha bisogno di ritornare.

A luoghi familiari, a persone e volti noti e amati, alle solite care abitudini (ah, se non ci fossero!), e persino al blog.

Succede a volte che la vita sembra prendere il sopravvento su tutto quanto, sui luoghi, le persone, le abitudini e pure sul blog.

Ma - ricordarsene sempre - è solo un passaggio. Un buco nello spazio-tempo.

Presto o tardi è la vita stessa che ti riporta ai luoghi, le persone, le abitudini e ai blog.


E quel buco si richiude alle tue spalle.

Ma la vita chiede vita.


Ritorno.

scritto da Ariadni
15:20 / p-link / nuvole di pensiero / commenti (3)

martedì, 29 novembre 2005

38 Luglio

LA canzone demenziale per eccellenza.

Là dove finisce il fiume comincia il film:
la storia tremenda di un elettrotecnico che seppe inventare la pila
non pochi ci riuscirono, ma fu lui che la inventò.
Quattro giorni dopo scoprirono la luce elettrica,
fu un grosso errore per l’elettrotecnico,
ma lui volle insistere e si fece male,
si fece male pensando a lei,
lei che veniva da lui, lui che veniva da lei.
Non fu un incontro ma un bombardamento
si aprirono i cieli si aprirono le strade,
e i due camminarono senza vergogna.
Quanto amore, quanto amore fu sprecato dall’elettrotecnico.

Era il 38 luglio e faceva molto caldo
ed era scoppiata l’afa, quando all’elettrotecnico le venne una grossa idea:
si sdraiò per terra e si fece camminare su un camion con rimorchio,
ma non si fece male perché aveva in tasca un portafortuna
un portafortuna che gli aveva regalato sua zia Woller
un piede di porco a pila.

Il capo indiano che si chiamava: Mo' vengo anch’io,
non venne mai e non si fece vedere perché era un timido.
L’arbitro severo ma imparziale dettò la vittoria all’elettrotecnico
per una ferita sopraccigliare del polipo
e così dove finì il fiume incominciò questo tremendo film.

Da "Troia", 1973.


scritto da Ariadni
15:03 / p-link / musica, poesia, trashate, artista / commenti (7)





Ammazzare la portinaia
I trentaquarantenni di Milano
Gabba Gabba Hey!
Un'ape curiosa
Zibalpensieri
Il tempo di leggere
Il diario di un cialtrone

I colori dell'anima: Modigliani
Le crociate
Il dottor Mabuse (1922)
Melinda e Melinda
Io non ho paura
Metropolis
Ocean's Twelve
La sposa turca
L'uomo senza sonno
Il fuggiasco (DVD)
La dolce ala della giovinezza (VHS)
Flashdance (DVD)
Donnie Darko
Così fan tutti
Fahrenheit 451
Quella vecchia bafferia
Viuuulentemente mia
Itchi the killer
Se mi lasci ti cancello
The Village

C.S.I./C.C.C.P., TUTTO (!)
Davide Van de Sfroos, Aquaduulza
Cesaria Evora, Caboverde
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Francesco Cafiso, Omaggio a Michel Petrucciani
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Franco Battiato, Dieci stratagemmi
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